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La città di Cornus, centro della rivolta di Amsicora contro gli eserciti di Roma

Nascita della città

Cornus fu fondata dai Cartaginesi alla fine del VI secolo a.C. sul pianoro di Corchinas, la collina posta tra le attuali borgate di S’Archittu e Torre del Pozzo, una posizione protetta naturalmente e fortificata con mura. La città si estendeva anche sull’adiacente altopiano di Campu ‘e Corra.

Questa prima fase cartaginese è testimoniata dalla cinta muraria, da sepolture e vari reperti di cultura materiale.
La città doveva essere il centro più importante nel Montiferru, un’area ricca di risorse naturali: boschi, pascoli, terreni fertili, acque abbondanti, ferro.


La rivolta capeggiata da Ampsicora

Durante la seconda guerra punica, scoppiò una rivolta dei sardo-cartaginesi nei confronti dei romani che volevano estendere il loro dominio su tutta la Sardegna. Cornus fu la città sardo-punica che si oppose più strenuamente agli eserciti di Roma: qui si rifugiarono i sardo-punici dopo le due battaglie del 215 a.C., fino alla espugnazione della città fortificata.

Riportiamo la descrizione degli eventi come descritta da Attilio Mastino nel volume “Cornus nella storia degli studi: con un catalogo delle iscrizioni rinvenute nel territorio del Comune di Cuglieri” Ettore Gasperini editore (volume disponibile all’indirizzo http://eprints.uniss.it/6492/)

<<Il pretore urbano Quinto Fulvio Flacco designò a dirigere le operazioni nell'isola, in qualità di comandante dei 22.000 fanti e 1.200 cavalieri romani operanti in Sardegna, il consolare Tito Manlio Torquato, che nel 235 aveva già riportato un trionfo sugli indigeni.
Manlio, sbarcato a Karales, si trovò a dover fronteggiare un'insurrezione capeggiata, per i Sardi, da Ampsicora, un grosso latifondista forse originario di Cornus, la cui autorità doveva spingersi anche all'interno dell'isola, e, per i Cartaginesi, da Annone.
Un primo scontro sarebbe avvenuto proprio nell'Oristanese, probabilmente vicino a Cornus, definita da Livio come caput eius regionis, capitale cioè della regione dove era avvenuta la battaglia: Osto, il figlio di Ampsicora, aveva imprudentemente accettato lo scontro in campo aperto, proprio quando il padre si trovava presso i Sardi Pelliti, per sollecitare il loro appoggio nel decisivo confronto.

In quel momento era venuta meno anche la speranza di un aiuto da parte della flotta cartaginese di Asdrubale il Calvo, che, giungendo da Cartagine, era incappata in una tempesta ed aveva dovuto cercare riparo nelle Baleari. In questo primo scontro sarebbero restati sul campo circa 3.000 morti, mentre Manlio avrebbe fatto prigionieri 800 Sardo-Punici.
Rifugiatisi a Comus, gli indigeni dovettero riprendere coraggio, con l'arrivo della flotta cartaginese: dopo lo sbarco dei 12.000 mercenari, la flotta di Asdrubale il Calvo venne attaccata da Tito Otacilio Crasso, che affondò sette navi.
Lo sbarco dei nemici aveva costretto Manlio a ritirarsi verso Karales: nel Campidano dové dunque svolgersi 10 scontro decisivo, che sarebbe durato quattro ore e sarebbe costato ai SardoPunici 12.000 morti e 3.700 prigionieri.
Ampsicora, appresa la notizia della morte di Osto miticamente avvenuta, per Silio Italico, nel corso di un duello col poeta Ennio, si sarebbe ucciso, mentre i comandanti cartaginesi Asdrubale il Calvo, Annone e Magone, parente di Annibale, sarebbero stati presi prigionieri dai Romani.
Ritiratisi ancora una volta a Cornus, i Sardo-Punici furono costretti alla resa: con la conquista della città ribelle, che forse fu distrutta, i Romani posero fine alla pericolosa insurrezione che poteva pregiudicare il possesso della Sardegna.
Vasti fondi di proprietà dei rivoltosi dovettero essere allora confiscati, ed i vinti furono forse costretti a rimanervi per lavorare la terra.>>



(nota: nella foto il monumento in ricordo delle battaglie di Cornus, posto nello slargo della SS 292 poco a sud di Torre del Pozzo)

La vita successiva di Cornus




Dopo la sconfitta divenne una delle città romane più importanti della Sardegna. Sull’altopiano di Campu ‘e Corra doveva trovarsi il foro e la zona monumentale, anche se buona parte dell’altipiano era destinato all’agricoltura. L’economia della zona si fondava oltre che sulle abbondanti risorse agricole, forestali, minerarie, anche sul commercio particolarmente con il nord africa.

Dell’acquedotto, alimentato dalle sorgenti situate alle pendici del Montiferru, sono state individuate tracce a Corchinas e Campu ‘e Corra.
Ad Angrone (zona di S’Archittu al di sopra della statale, in direzione S. Caterina) e a Sa Fossighedda (valletta a nord dell’arco) erano situate le necropoli; furono riutilizzate anche le preesistenti necropoli puniche di Furrighesos, Fanne Massa, Mussori.

Nell’alto medioevo Cornus fu uno dei primi centri di diffusione del cristianesimo in Sardegna, con sviluppo di insediamenti paleocristiani importanti, localizzati nell’area suburbana a nord della città, nella zona nota come Columbaris (Vedi scheda su Columbaris).

Nel sito di Cornus sono state realizzate campagne di scavo nel 2011, 2012 e 2013, nate dalla collaborazione tra l'Universitàdi Sassari e l'Institut für Klassische Archäologie della Freie Universität Berlin. Col proseguimento delle ricerche gli archeologi ritengono di poter accrescere le conoscenze su una città che fu molto importante nel passato, ma di cui si conosce ancora poco.




Per comunicazioni ed informazioni ci si può rivolgere ai seguenti indirizzi:

atecsarchittu@tiscali.it
Associazione Turistica Culturale S'Archittu
via Lungomare - loc. S'Archittu - 09073 Cuglieri (ORISTANO)