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I BETILI PRESSO LA CHIESA DI SANTA CATERINA DI PITTINURI, PROVENIENTI DALL'INSEDIAMENTO NURAGICO DI ORAGIANA
I betili della Sardegna (da bēt el, parole semitiche che significano ''casa del dio'' e dio stesso) sono rinvenuti in relazione a ''tombe dei giganti'', sepolture collettive realizzate nel periodo nuragico; in genere erano collocati davanti all'esedra o sul fianco del corridoio funerario.

Ad Oragiana (Oraggiana nella cartografia IGM) i cinque betili erano collocati presso i resti della tomba del gigante omonima fino alla metà del secolo scorso, ''disposti a semicerchio quasi a voler chiudere un'area d'altra parte limitata dall'esedra'' (Pietro Pes, Archeologia tra Planargia e Montiferru).
Nel 1956, per la loro salvaguardia, ne furono trasportati quattro presso la chiesa di Santa Caterina di Pittinuri; il quinto, frantumato e parzialmente riutilizzato, rimase in loco.
Nelle foto i betili durante e dopo il trasporto alla chiesa a cura del prof. Pes (foto di famiglia).


''Da tempo si conoscono cinque betili troncoconici... di Oragiana …..Tutti i betili sono di basalto del luogo, con le superfici lavorate a martellina di cui si notano chiaramente i segni e rifiniti con lo scalpello....similmente che a Battos e a Perdu Pes, anche a Oragiana i betili troncoconici accompagnano costruzioni funerarie di forma elegante e molto progredite tecnicamente.''
''Conosciamo sinora una ventina di tombe di stile «ortostatico-levigato », con stele o fregio a dentelli. …..Per lo più a questo tipo tombale si accompagnano betili troncoconici, lisci o segnati.'' (Sardegna e mediterraneo negli scritti di Giovanni Lilliu vol. 4)

I nostri betili sono in basalto, con una altezza variabile da 105 a 190 cm. ed hanno quattro incavi quadrangolari nella parte superiore (la maggior parte dei betili troncoconici ha da tre a cinque  incavi rotondi o quadrangolari). Nella descrizione di questa tipologia di betili, Lilliu fa notare che i tre quarti della circonferenza sono finemente levigati, mentre la parte restante rimane allo stato naturale, evidenziando un riquadro trapezoidale appiattito.

Quale significato simbolico hanno i betili, particolamente quelli troncoconici?
Questa l'ipotesi di Giovanni Lilliu in: ''La civiltà nuragica'':

''Il volume troncoconico stilizza una sagoma umana, la parte piatta rappresentando il petto e il resto convesso il dorso. Il simulacro antropomorfo è perfezionato dalla rappresentazione degli incavi-occhi, suggerenti, nella pluralità anormale, un essere sovrumano, la vista del quale acquisisce un caratteristico valore simbolico, funzionale all’ideologia magico-religiosa.

Poiché i monoliti del genere stanno in contiguità topografica ed in rapporto ideale con tombe di giganti di squisita fattura, sorge l’ipotesi d’una immagine di divinità, non sappiamo se maschile o se femminile, che ha occhi dappertutto, che vede tutto all’ingiro come si addice a un guardiano del sepolcro, a un custode potente e terribile che vigila, con occhi sempre aperti, sulla comunità dei morti sepolti nella tomba monumentale.
Essi vengono protetti e difesi, per la presenza materiale e ideale di questi esseri o spiriti della pietra, da tutti i pericoli fisici e psichici."

Nel sito di Mont’e Prama (luogo di ritrovamento dei famosi Giganti) sono stati rinvenuti alcuni betili di forma troncoconica realizzati in arenaria chiara. Come mai questo ritrovamento in un contesto posteriore alla fine della civiltà nuragica?

''I betili di Mont’e Prama, associati alla necropoli con tombe individuali a pozzetto, trovano confronto con numerosi betili conici o troncoconici in pietra basaltica, collegati con tombe di giganti.....
Alcuni di essi hanno due mammelle in rilievo, mentre quindici presentano incavi circolari o rettangolari nella parte superiore. La doppia fila di incavi presente su uno dei frammenti di Mont’e Prama non trova nessun confronto tra i betili nuragici finora rinvenuti.
Questo particolare, unitamente all’ottimo stato di conservazione delle superfici, suggerisce che i betili di Mont’e Prama fossero stati realizzati appositamente per l’arredo rituale del complesso, piuttosto che prelevati da tombe di giganti più antiche di circa cinque secoli.'' (E. Usai: I betili di Mont’e Prama - La pietra e gli eroi)

I betili riproposti in ambito funerario testimoniano il perdurare del loro significato simbolico di protezione anche in un periodo in cui non si realizzavano più le tombe collettive della civiltà nuragica.

Nell’area archeologica di Tamuli, in comune di Macomer è possibile visitare un villaggio nuragico con nuraghe e tre tombe dei giganti. Qui sono presenti anche 6 betili, di cui alcuni del tipo mammellare, ossia con protuberanze in rilievo, forse rappresentanti divinità femminili.Per accedere all’area archeologica, da San Leonardo (comune di Santu Lussurgiu) ci si dirige verso Macomer seguendo poi le indicazioni nella zona di “Monte Sant’Antonio”

ATC S'ARCHITTU, VIA LUNGOMARE 39 CUGLIERI