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ITINERARIO CULTURALE:

ATTORNO AL MONTIFERRU SULLE TRACCE DI ALBERTO DELLA MARMORA

Itinerario in Sardegna” pubblicato nel 1860 raccoglie le impressioni di viaggio di Della Marmora che nei precedenti 40 anni aveva trascorso molti periodi nell’Isola, per un totale di oltre 13 anni. Della Marmora realizzò la prima carta topografica della Sardegna con criteri scientifici percorrendo tutto il territorio e apponendo i vertici delle triangolazioni trigonometriche; uno di questi fu posto sulla cima del Monte Urtigu, la cima più alta del Montiferru.

Militare di carriera, ma anche scienziato, diede una descrizione molto puntuale della morfologia e della geologia dei territori attraversati, dei minerali e dei fossili presenti nelle rocce della Sardegna ed anche delle emergenze architettoniche ed archeologiche.

Possiamo quindi fare un tour attorno al Montiferru, facendoci accompagnare dalle descrizioni dell’Itinerario, qui riportate in corsivo, utilizzando più comodamente l’auto e le strade attuali, invece che il cavallo e i “sentieri disastrati” dei tempi di Della Marmora.

  • Campu e Corra, sede dell’antica Cornus

Il nostro percorso inizia dalle borgate di Torre del Pozzo-S’Archittu poste alla base dell’altipiano di Campu e Corra e del colle di Corchinas, su cui era edificata Cornus (vedi itinerario archeologico).

Per contro, un’altra località molto vicina alla precedente merita l’attenzione dell’archeologo; appena si esce dalla miniera (nota: si tratta della miniera di Riu Sirisi), passando sulla riva destra del ruscello che la bagna, ci si trova su una specie di altipiano detto ancora oggi Campu ’e Corru, cioè “Campo di Corno” o piuttosto “di Cornus”, perché vi si trovano le vestigia dell’antica città.


……..La prima volta che visitai queste rovine fu nel marzo 1821……Tra gli oggetti che colpirono la mia attenzione segnalerò in particolare l’antica acropoli in cima alla quale, in mezzo alla macchia, giacevano molte pietre che dovevano aver fatto da piedistallo a delle statue……Il mio cicerone mi fece notare i resti ben visibili di un acquedotto; misurai la capienza del canale interno, costruito alla maniera romana, in strati alterni di mattoni e pietre legati con malta. L’acquedotto dirigeva verso l’acropoli, dove probabilmente esisteva una piazza o una specie di terrazza ornata con statue; probabilmente c’era anche una fontana pubblica. La base dell’altura è interamente celata da un accumulo di terra e macerie, pieno di frammenti di oggetti di vetro e di ceramiche fini, ammirevoli per la bellezza della fattura e la finezza della materia prima.”

  • Marina di Cuglieri

Ci si avvia in direzione di Cuglieri incontrando le sue borgate marine e le emergenze della costa.

Dopo aver oltrepassato il sito che conserva i resti di quell’antica città, vicino a una torre crollata, detta Su Puttu (“Il Pozzo”), si trovano le rovine di un’antica tonnara......Non parlerò di certe piccole anse del promontorio e della costa vicina; alcune sembra siano state scavate dalla mano dell’uomo. Si dà loro il nome di S’archittu (“Il piccolo arco, L’archetto”) e di Sa Fossichedda (“La piccola Cavità”). Passerò direttamente a un piccolo golfo, compreso tra il promontorio in questione e la punta sulla quale è stata costruita la torre, probabilmente oggi abbandonata, detta di Santa Caterina di Pittinuri, dal nome dell’omonima chiesa che sorge non lontano. La spiaggia del piccolo golfo è coperta di ciottoli che consentono alle barche più piccole di attraccare …... Verso nord, la costa è persino peggiore perché, a partire dal piccolo porto di Pittinuri quasi fino al porto di Bosa, diventa a strapiombo; è interamente composta di rocce terziarie o trachitiche, coperte quasi dappertutto da una grande e spessa coltre di lava basaltica.”




  • Cornus, località Columbaris

Tra S’Archittu e Santa Caterina Pittinuri si incontra il bivio per Cornus. Il vetusto segnale turistico indica una distanza di 3 chilometri, in effetti sono la metà. Si percorre la sterrata principale con attenzione in quanto è non in buone condizioni. Dopo 1 km si devia sulla destra seguendo l’indicazione per l’area archeologica di Columbaris: per la descrizione vedere la passeggiata archeologica.

Ritornati sulla statale, dopo 1 Km si è al centro Servizi di Santa Caterina dove si può sostare nell’ampio parcheggio per raggiungere la vicina chiesa.

  • Chiesa di Santa Caterina Pittinuri

La seguente descrizione di Della Marmora ci fa intuire la lunga tradizione delle feste di Santa Caterina ed il rapporto con Cuglieri ed i paesi vicini. La sorgente abbondantissima non c’è più da qualche decennio: rimane il ricordo nel nome della via Funtana e mare. La foto d’epoca della festa di Santa Caterina è ripresa dal sito istituzionale del Comune. Presso la chiesa, nel giardinetto, vi sono ora i betili provenienti dal complesso nuragico di Oragiana.




La vicina chiesa di Santa Caterina è fiancheggiata da una specie di eremo dove vive il guardiano; ci sono anche altre piccole abitazioni dove i canonici della collegiata di Cuglieri e altri benestanti di questo grande paese trascorrono qualche giorno in primavera, o durante il lavoro dei campi oppure durante la novena e la festa che hanno luogo due o tre volte l’anno. Queste feste attirano sempre una gran folla di fedeli, sia da Cuglieri, sia dai villaggi vicini; allora i dintorni della chiesa sono animati dalla gente che trascorre la notte all’aperto, o nelle casettine costruite apposta; dopo le funzioni si balla, si canta, e soprattutto si mangia e si beve allegramente sull’erba.”

Proseguendo verso Cuglieri sulla statale 292, a circa 3,4 km. dalla chiesa si trova sulla sinistra una strada asfaltata che porta alla zona della “Riforma” dove nel dopoguerra l’ETFAS realizzò una serie di poderi assegnati poi a riscatto ai coltivatori. Dopo mezzo km si raggiunge quello che era il centro di servizio della zona: qui si trova il Nuraghe Oratiddo. Si ritorna poi sulla statale per raggiungere Cuglieri.

  • Centro storico di Cuglieri e chiesa di Nostra Signora della Neve.

Il paese di Cuglieri è costruito ad anfiteatro; le strade principali sono parallele fra loro e hanno il medesimo andamento curvilineo, proprio come in un piano rialzato a strati orizzontali le cui curve abbiano press’a poco la stessa forma e direzione; ciò comporta che le case affacciantesi hanno una strada bassa davanti e una strada più alta dietro o, in altri termini, che la porta d’ingresso della facciata anteriore è a piano terra, mentre quella posteriore è al primo piano.

Cuglieri, Basilica di S. Maria della Neve

..La chiesa collegiata, abbastanza bella d’aspetto, è costruita sul punto culminante del paese; rimanendo così isolata e distante dall’abitato, crea in inverno grave disagio ai fedeli che vi si recano. La sua posizione corrisponde al titolo; infatti è dedicata a Nostra Signora della Neve….”

A Cuglieri l’architettura religiosa comprende, oltre alla Basilica di Santa Maria della Neve risalente al XIV secolo e citata nell’Itinerario, numerose chiese: Madonna della Grazie, Cappuccini, Santa Croce, Carmelo, San Giovanni e l’ex Seminario Pontificio.

I dintorni del paese sono piantati a ulivi, la cui coltivazione costituisce una delle principali occupazioni degli abitanti. Ci sono anche vigneti, mentre il grano viene seminato nelle zone costiere, soprattutto in quella di Pittinuri, e verso le rovine di Cornus dove abbonda il Terziario marnoso. I monti si coprono prevalentemente di bei lecci (Quercus ilex).”

  • Casteddu Etzu

Dal centro di Cuglieri si prende la strada provinciale per Santu Lussurgiu (SP 19): percorsi circa 3 km, sulla rupe isolata sulla destra della strada si scorgono i resti del castello. Si accede da una recente area di sosta: occorre una piccola fatica per salire al castello, ma ne vale la pena per l’ottimo panorama su Cuglieri, il Montiferru, le campagne e la costa.

Il castello del Montiferru, oggi "Casteddu Etzu" (castello vecchio), fu fatto costruire nel 1186 da Ittocorre, fratello del giudice Barisone di Torres, con lo scopo di proteggere i confini del regno di Torres dal regno d'Arborea. Nel XIII secolo il castello insieme ai territori limitrofi fu annesso al giudicato d'Arborea, ad opera del sovrano Mariano II. A partire dal XV secolo cadde in mano della famiglia Zatrillas che lo mantenne fino al 1670, anno in cui fu definitivamente abbandonato. Le emergenze materiali di Casteddu Ezzu si limitano a resti di torri, paramenti murari e vani sotterranei probabilmente con funzione di cisterne.

Vicino a Cuglieri si trova l’antico castello di Montiferru, che ha preso il nome dalla grande montagna. Per arrivarci si segue un sentiero più o meno in piano, lungo il quale si incontra dapprima, a dieci minuti dal paese, il convento dei Cappuccini posto, come tutti i conventi di quest’ordine, in un sito assai pittoresco. Un po’ più in là dei Cappuccini c’è la fontana pubblica e in pochi minuti, nella stessa direzione, si vede innalzarsi una cima isolata, sulla quale ci sono le rovine del castello di Montiferru. Il monte sul quale è stato costruito il castello è formato da roccia basaltica grigia che mostra in qualche punto la divisione in prismi.”

Cuglieri, Casteddu Etzu

  • Verso Santu Lussurgiu

Oggi il trasferimento da Cuglieri a Santu Lussurgiu si compie in breve tempo con una panoramica strada di 18 km. Per il turista che vuole conoscere il Montiferru, si suggeriscono tre soste: quella già vista a Casteddu Ezzu; quella a Badde Urbara per avventurarsi tra le cime del Montiferru; quella a San Leonardo di Siete Fuentes con la sua chiesa medievale e il parco delle fontane. Più dura era la vita 150 anni fa ……

Oltrepassato il castello, ci si trova davanti e a fianco una salita abbastanza ripida, sulla quale è ricavata la pretesa “strada” di Santulussurgiu, che è piuttosto un sentiero disastrato, in mezzo a una bella foresta che solo i cavalli sardi riescono ad attraversare con l’agilità e l’arrendevolezza che li caratterizza. Il cammino conduce quasi in cima al monte per poi scendere subito più rapidamente sull’altro versante. In quasi due ore e mezza di salita e discesa si può così raggiungere il grande villaggio di Santulussurgiu, dove si arriva dopo una salita ripidissima, trovandosi in un posto ombreggiato da folti e vigorosi castagni.”

  • Cime del Montiferru da Badde Urbara

Dal castello di Montiferru, più a sud, si può prendere un altro sentiero, più ripido e disagevole del precedente, per andare verso una delle cime più alte della montagna...si dà a questa cima il nome di Monte Entu (“Monte del Vento”) perché è realmente esposta a tutti i venti; ha una forma più o meno conica, analoga a quella del monte del castello e anch’essa composta da roccia basaltica grigia con eguale tendenza alla divisione in prismi irregolari. …….Lì vicino la montagna s’innalza ancora di oltre 40 metri e termina con una specie di pianoro un po’ ondulato, il cui punto culminante raggiunge l’altezza di 1.050 metri sul livello del mare; questa cima si chiama Monte Urticu……..da qui distinsi verso nordovest l’isola dell’Asinara e verso sudest la torre di San Pancrazio di Cagliari e la penisola di Sant’Elia; tra questo luogo e l’Asinara c’è una distanza che supera i 108 chilometri in linea retta, mentre la torre di San Pancrazio ne dista 120.”

Oggi rimane intatto il fascino di Monte Entu (prima foto), mentre la cima di Monte Urtigu ospita, oltre al grande segnale trigonometrico posto da Della Marmora (seconda foto), una antenna.


Monte Entu
Monte Urtigu: su Mullone

Per una passeggiata attorno alle cime conviene raggiungere il parcheggio di Badde Urbara, stazione Rai, che si raggiunge con una stradina asfaltata sulla destra della strada provinciale 19, percorsi 9,2 Km da Cuglieri. Di fronte all’antenna parte una sterrata che porta in 1,5 Km all’incrocio che permette di accedere all’anello tra le cime del Montiferru: vedi la descrizione all’itinerario 5.

I boschi nel Montiferru sono molto estesi, anche se mancano di quella maestosità segnalataci nell’Itinerario in Sardegna.

Tutta la regione descritta, a partire da San Leonardo e dal territorio di Santulussurgiu per andare a Sant’Antonio e scendere verso Scano Montiferro a ovest, era rivestita da una magnifica foresta; ma da qualche anno la si è fortemente devastata con tagli a più riprese, operati con pochissima cura; sono state abbattute tutte le querce (Quercus robur) che potevano servire come legno da costruzione e non sono rimasti che i lecci (Quercus ilex).

La foresta di Scano Montiferro, che ho conosciuto ancora molto bella, fu sfruttata nel 1821 da speculatori genovesi che non trassero dai tagli un profitto pari al danno che vi hanno causato (questo può dirsi in generale di tutte le analoghe operazioni fatte in altre regioni dell’Isola e che si continuano a fare oggi).”

  • Chiesa di San Leonardo di Siete Fuentes

Si prosegue per qualche chilometro verso Santu Lussurgiu, seguendo poi l’indicazione sulla sinistra per San Leonardo. Nel piccolo borgo turistico sono visitabili il parco delle sette fonti e la chiesa medievale immersa nel verde.

Nel "Condaghe di San Nicola di Trullas" (XII-XIII secolo) è menzionata una "villa VII funtanas", mentre nel 1341 si ha notizia di una "ecclesia septem fontium". Un documento del 1355 attesta l'esistenza dell'ospedale di San Leonardo di sette fontane, tenuto dagli Ospedalieri di San Giovanni.

Gli abitanti di Santulussurgiu hanno una venerazione tutta speciale per San Leonardo; vicino alla chiesa e alle sette fontane ci sono alloggi per i fedeli che vanno a farvi la novena; ci sono anche delle specie di botteghe, o piuttosto scompartimenti con tettoia e parapetto da cui si affacciano i venditori di dolci e anche i commercianti che vi espongono i diversi prodotti, durante la fiera che si svolge contemporaneamente alla festa del santo.”

Chiesa di San Leonardo di Siete Fuentes

  • Centro storico di Santu Lussurgiu

Si va ora a Santu Lussurgiu dove è interessante visitare il “Museo della tecnologica contadina”, ospitato in una antica casa padronale del XVIII secolo, che raccoglie una vasta collezione di oggetti che testimoniano la vita quotidiana e l’attività lavorativa del passato.

  • Cascata di Sos Molinos e strada di risalita verso le cime del Montiferru


Cascata di Sos Molinos

Proseguendo nel giro attorno al Montiferru, si prende la strada per Bonarcado: dopo 2 km. alcune bacheche indicano che siamo nei pressi delle cascate di Sos Molinos, lungo il rio che segna il confine tra i due comuni. 

La discesa alla cascata avviene con un sentiero segnalato che parte dall’area di sosta posta 400 m. dopo il ponte che supera il rio Sos Molinos e la stretta valle che scende dal Montiferru.

Anche da questa zona è possibile avvicinarsi in auto alle cime del Montiferru: in prossimità del ponte che abbiamo in precedenza superato, parte una stretta strada asfaltata che porta verso l’accesso alla fonte di Elighes Uttiosos, importante riferimento per una passeggiata attorno alle cime del Montiferru. 

Un primo accesso sulla destra, dopo 5,1 km porta alla grande roccia di monte Pertusu, e poi verso la fonte; se invece si prosegue ancora per 1,5 km si trova, sempre sulla destra, il secondo accesso alla fonte: per la descrizione della passeggiata vedi l’itinerario 4.

  • Santuario e Santa Maria di Bonarcado

Nella parte alta dell'abitato di Bonarcado si trova il complesso monumentale costituito dal santuario e dalla chiesa di Santa Maria di Bonacattu.

Il santuario fu impiantato su un edificio termale tardoromano.

La parrocchiale di Santa Maria fu invece edificata in età giudicale come chiesa camaldolese ed è un esempio di architettura romanica.

Notizie sulla sua fondazione si trovano nel Condaghe in cui si racconta della fondazione di un monastero camaldolese costruito attorno al 1110 per volontà del Giudice arborense Costantino I de Lacon-Gunale.

Il monastero fu affiliato all'abbazia pisana di San Zeno e riccamente provvisto di case, bestiame e terre.

Bonarcado è un po’ più lontano da Milis, e un po’ più a est, ed è posto vicino a un grande crepaccio nel quale si gettano le acque che arrivano dal paese di Santulussurgiu. La chiesa di Santa Maria di Bonarcado – di cui do il disegno preso tempo fa con a camera chiara – è antichissima e degna di essere menzionata per i ricordi storici ai quali è legata, dato il ruolo che ha sostenuto nella storia ecclesiastica dell’Isola.”





  • Monte di Seneghe

Ci si dirige ora verso Seneghe; percorsi 4,4 km, poco prima di entrare nel centro abitato, uno spiazzo sulla destra ed un cartello invitano a salire alla località Sos Paris, ossia al Monte di Seneghe. La strada asfaltata lunga oltre 9 km., attraversa nella prima parte vasti oliveti poi si raggiungono i boschi di lecci e sughere, con numerose aree di sosta e fresche fonti. L’area di sosta di Nuraghe Ruju è posta sulla destra dopo 8 km. dall’inizio ed è individuabile dalla vecchia bacheca in legno sulla sinistra e dall’edificio che si intravede una volta entrati nell’area di sosta. Il nuraghe si trova nascosto dal folto degli alberi 120 metri dietro l’edificio in direzione nord-ovest. La strada acciottolata che risale verso Elighes Uttiosos, parte invece poche decine di metri prima dell’ingresso all’area di sosta, che salendo rimane quindi sulla nostra sinistra. In 2,6 km. si arriva al cancello d’ingresso della strada forestale che porta alla fonte e quindi alle cime (per la descrizione vedi sempre l’itinerario 4).

Abbiamo cosi visto tre possibilità di accesso alle cime del Montiferru, portandoci in quota con l’auto: da Badde Urbara, da Sos Molinos e dal Monte di Seneghe.

  • Centro storico di Seneghe

Antistante la parrocchiale, si sviluppa una della piazze più rappresentative di Seneghe, che ospita la fontana, costruita nel 1866 dall'ingegnere seneghese Domenico Pili; a poche centinaia di metri da qui si trova la Piazza dei Balli, cuore pulsante del paese, soprattutto nel periodo del carnevale.

Un edificio degno di nota per le dimensioni ma anche per la cura dei particolari e l'architettura è sicuramente la Casa Aragonese, in stile gotico-catalano, oggi sede della biblioteca comunale. Si tratta di un edificio risalente alla fine del '600 che divenne anche la residenza estiva degli arcivescovi della diocesi di Arborea.

  • Da Seneghe a Narbolia ed alla pineta di Is Arenas

Da Seneghe ci si dirige ore verso Narbolia: alla nostra vista compaiono i numerosi nuraghi innalzati sulle propaggini del Montiferru.

Si attraversa Narbolia seguendo le indicazioni per la 292 e Riola; mezzo Km. oltre le ultime case si prende la strada a destra, con indicazione: pineta Is Arenas.

Della Marmora spiega nell’Itinerario il significato delle collinette arrotondate che si trovano nella campagna tra Narbolia e il mare, fin dentro la pineta di Is Arenas: sono forni per la calce utilizzati fino a qualche decennio fa.

Il paese di Narbolia fornisce la calce a una grande parte del Campidano di Oristano superiore e inferiore; tuttavia non riposa su un terreno calcareo, perché è costruito su un suolo eminentemente vulcanico. ……Le scorie basaltiche di Narbolia sono state utilizzate per farne pozzolana. Quanto alla calce che il villaggio fornisce ai paesi vicini, è estratta dalle colline che dai piedi del monte arrivano al mare; è qui che si trovano i forni nei quali i Narboliesi praticano la loro industria.”

Le dune di Is Arenas prima dell’impianto della pineta penetravano nel territorio per diversi chilometri e quindi costituivano un ostacolo verso il mare.

Proseguendo sulla strada verso la costa, si continua a percorrere la pianura che, un po’ più lontano, è coperta da cumuli di sabbia molto scomodi per chi vi cammini; vicino al mare diventano più estesi e formano grandi dune. Per evitare questo ostacolo, si prende spesso un altro cammino, a destra, che conduce verso colline di roccia calcarea bianca, ai cui piedi, come pure in pianura, si vedono resti di costruzioni romane che probabilmente hanno dato alla località il nome di Su Anzu (“Il Bagno”); vi si sono effettivamente ritrovati dei resti di mosaici, vasche e condutture che sembrano attestare la presenza di antiche terme romane……….Non lontano da queste rovine, sulla destra, ci sono una chiesa isolata e una casetta, note con il nome di “Eremo di Ermanu (frate) Matteo”, da un vecchio eremita che una volta abitava sul posto e la cui memoria pare sia ancora molto venerata dalle popolazioni vicine.”


Percorsi 2,2 Km. dalla deviazione per la pineta, si incontra sulla sinistra della strada una collinetta: Cuccuru S’Eremita, sul cui versante verso Narbolia si distingue la minuscola chiesetta di Matteu l’eremita. Percorsi altri 2,2 Km. la strada piega a destra e poco dopo a sinistra; qui parte una stradetta asfaltata ma dissestata che con percorso molto panoramico porta verso Seneghe, che può essere una alternativa al percorso che passa per Narbolia, e di cui diamo successivamente la descrizione.

La seguiamo per 600 metri, dove curva a 90 gradi sulla destra: qui lasciamo l’auto proseguendo dritti sulla sterrata per 300 metri; si giunge così ad una fonte del periodo romano: Funtana Fraigada, ovvero costruita, in quanto riparata da una costruzione in pietra. Ritornati sulla strada proveniente da Narbolia si percorrono 2 km raggiungendo la statale 292 che imbocchiamo sulla destra per chiudere in pochi chilometri l’itinerario circolare attorno al Montiferru.

  • Variante panoramica da Seneghe alla Pineta

Dal centro di Seneghe si prende sempre la direzione di Narbolia (corso Umberto); al termine dell’abitato, in corrispondenza di una curva verso sinistra, parte sulla destra una stradetta asfaltata: si trascura dopo mezzo Km. la deviazione sulla destra e poco dopo una sulla sinistra: la strada si dirige verso la montagna ed inizia a salire, con panorami sempre più ampi sulle coste del Sinis e sul Campidano di Milis. La stradetta va percorsa lentamente, sia perché è abbastanza dissestata (soprattutto nella parte terminale del percorso), sia perché in quota e nella valle è possibile individuare numerosi nuraghi e cogliere l’aspetto strategico della collocazione dei singoli nuraghi e del sistema nel suo complesso.

Percorsi circa 4,8 km. si perviene ad un gruppo di nuraghi: Littu e Lande si fronteggiano a quota 380 metri su fronti opposti di un rio che scende verso Narbolia; il Campu è sulla testata della valletta, a quota 417, in direzione della cima più alta della zona: Monte Rassu. La strada scende poi verso Is Arenas: come abbiamo visto, quasi al suo termine, dopo l’unico tratto quasi rettilineo di 1,5 Km., la strada svolta a sinistra con una curva a gomito, mentre sulla destra parte la deviazione per Funtana Fraigada.


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Per comunicazioni ed informazioni ci si può rivolgere ai seguenti indirizzi:

atecsarchittu@tiscali.it
Associazione Turistica Culturale S'Archittu
via Lungomare - loc. S'Archittu - 09073 Cuglieri (ORISTANO)